Un lungo viaggio psichedelico, egocentrico e provocatorio
“Enter the Void”, l’ultima fatica dell’eclettico Gaspar Noè arriva finalmente in Italia con due anni di ritardo, distribuito coraggiosamente da BIM. Dopo il disturbante stupro ai danni di Monica Bellucci in “Irreversible”, il regista argentino torna a Cannes nel 2009, pronto ancora una volta a stupire e a far storcere il naso a critica e pubblico. Ambientato in una Tokio decadente, il film narra le vicende di Oscar (Nathaniel Brown), un giovane spacciatore dipendente da DMT (una potente sostanza allucinogena) e di sua sorella Linda (Paz de la Huerta), ballerina in un night club. I due dopo aver perso entrambi i genitori in un incidente stradale, hanno maturato un legame così forte da diventare ultraterreno…
Un lungo viaggio psichedelico impregnato di droga e sesso, sospeso in un limbo tra la vita e la morte per un’opera imponente, discontinua e ridondante, ma visivamente impressionante. Noè ci catapulta dentro la storia a modo suo: le vicende vengono mostrate dal punto di vista di Oscar in tre modalità: un’inquadratura soggettiva attraverso gli occhi del protagonista, un’inquadratura in terza persona (stile videogame) utilizzata per i ricordi e un’inquadratura esterna, fluttuante, che rappresenta lo spirito, il viaggio. La narrazione è intervallata da numerosi flashback e da sequenze lisergico-epilettiche in CGI.
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