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 Il caro ragazzo... di Marco
 
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I don't believe in magic I don't believe in I-ching I don't believe in Bible I don't believe in Tarot I don't believe in Hitler I don't believe in Jesus I don't believe in Kennedy I don't believe in Buddha I don't believe in Mantra I don't believe in Gita I don't believe in Yoga I don't believe in Kings I don't believe in Elvis I don't believe in Zimmerman I don't believe in Beatles I just believe in me...and that reality

John Lennon
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco Aresu (del 29/11/2007 @ 12:06:34, in Films, linkato 485 volte)
Una scala che scriocchiola, una bufera di neve, una notte buia e tempestosa, un delitto efferato e un mistero irrisolto...Così Pupi avati ritorna al thriller.
Thriller che, come nella tradizione di un filone tipico degli anni '40 ruota intorno ad una casa su cui aleggia un mistero (La scala a chiocciola, Rebecca o Jane Eyre).
Su questo modello cinematografico Avati costruisce il suo film: ci porta nella provincia americana, in una situazione al limite del reale, dove tutti i personaggi hanno qualcosa da nascondere, ogni situazione sembra misteriosa, e la protagonista, che già da parte sua ha un passato non chiaro, ricostruisce con un incedere lento, un puzzle, dove i pezzi a volte si incastrano a volte si perdono...
Come già per "la casa dalle finestre che ridono" o "L'arcano incantatore" Avati la tira per le lunghe prima di arrivare, ad un momento di "azione", e viene da chiedersi se il suo vero scopo non sia creare un sentimento di inquietudine, dei "piccoli brividi" nello spettatore, piuttosto che far crescere la suspance per un colpo di scena finale abbastanza prevedibile e rivelato da diversi "indizi" più o meno evidenti.
Alla sceneggiatura questa volta non collaborano, come ai vecchi tempi, ne il fratello Antonio, ne Maurizio Costanzo, ma il regista trae direttamente spunto da un suo romanzo.
Laura morante si cala bene nella parte di donna un po spaesata e al momento giusto risolutrice, ma forse ci si poteva aspettare un ruolo più determinante nell'intreccio narrativo dai personaggi che le ruotano attorno nella vicenda (come il parroco interpretato da Treat Williams)
La sensazione è che ci siano molti elementi non sfruttati a dovere, ma se vi mancava un thriller di vecchia data, e vi immergete nell'atmosfera de Il Nascondiglio, all'interno di Snakes Hall ci sarà da sussultare.
 
Di Marco Aresu (del 05/11/2007 @ 18:22:39, in Films, linkato 694 volte)
Va bene, i tempi sono cambiati. Ma perchè Dario Argento si porta dietro solo i difetti nei suoi film? Recitazione precaria e poco credibile che il doppiaggio non aiuta, trama, debole e pasticciata con delle trovate imbarazzanti come il fantasma della madre di Asia, che molti hanno già ribattezzato Obi-Wan Kenobi, o la strega orientale presa in prestito forse dai fratelli Pang. Le scenografie e le inquadrature del passato lasciano spazio a delle riprese di mestiere e troppo diurne di una roma che non inquieta. Argento gioca sul facile effetto spavento con i begli effetti di Stivaletti, ma non riesce a creare suspance ed il film diventa noioso, con l'immancabile finale non-sense. Le scene splatter-gore sono per fortuna sempre divertenti.
 
Di Marco (del 12/01/2006 @ 23:55:03, in Films, linkato 672 volte)

L'amore lega, fa impazzire, uccide. Kitano porta le sue bambole nella vita quotidiana, spiazza, ma a modo suo rimane fedele al suo cinema. Dolls è abbastanza reale per essere compreso ed abbastanza surreale da essere poetico. I colori escono dallo schermo per schizzare direttamente dentro le pupille. Una pellicola che affascina, immedesima, impressiona.

 
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