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Thirst (2009) recensione
Il vampiro secondo Park Chan-Wook tra amore e vendetta
Vincitore del premio della giuria al festival di Cannes 2009, Thirst è l’ultima pellicola del Coreano Park Chan-Wook. La storia, liberamente ispirata a “Teresa Raquin”, un romanzo di Emilè Zola, narra del devoto sacerdote Sang-hyun, che decide di sottoporsi alla sperimentazione di una vaccino per la cura del virus Emmanuel. Il virus lo infetterà mortalmente, ma una trasfusione di sangue gli darà nuova vita come vampiro. La sua sopravvivenza al virus come miracolato, lo porterà nel capezzale dei bisognosi, tra cui ritroverà un suo amico di infanzia Kang-woo. Sang-hyun inizierà a frequentare la casa di Kang-woo innamorandosi follemente di sua moglie Tae-ju al punto da organizzare con lei l’omicidio del vecchio amico.
un mix perfetto tra commedia e horror con una storia di crescita personale
La Terra (o almeno gli Stati Uniti) sono diventati una landa infestata dai morti viventi. Columbus (Jessie Eisenberg) è un giovane studente che è riuscito a sopravvivere a questi mostri affamati di carne umana. Ci è riuscito grazie alla sua lista di regole di sopravvivenza. Più “perdente” che eroe Columbus, cerca di raggiungere la sua omonima città (Columbus appunto) in Ohio, per vedere se la sua famiglia è sopravvissuta. Nel suo viaggio si imbatterà prima in Tallahassee (Woody Harrelson), un texano dal temperamento non certo mite, che è alla ricerca di Twinkies (delle merendine tipo plum-cake molto famose in America), poi in Wichita (Emma Stone) e Little Rock (Abigail Breslin), due sorelle che cercano di raggiungere il parco dei divertimenti di “Pacific Playland” a Los Angeles.
Durante i lavori di ristrutturazione del cimitero di Viterbo, viene ritrovata una bara alla quale è legata un’urna perfettamente conservata. Il reperto verrà esaminato al museo d’arte antica di Roma da Sarah Mandy (Asia Argento), dottoranda in restauro e archeologia, e da Giselle Mares (Coralina Cataldi Tassoni), vice-conservatrice. Ma l’apertura dell’urna risveglierà Mater Lacrimarum (Moran Atias), la Terza Madre, unica sopravvissuta delle Tre Madri…
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