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L’immaginifica fine del mondo di Lars Von Trier

Nella fine del mondo di Lars Von Trier non c’è un Dio, non c’è un Salvatore, la natura fa una pulizia cosmica danzando sulle note di Wagner; un destino ineluttabile che arriva posandosi come un velo di malinconia, follemente poetico ed emozionante. Nelle sale italiane dal 21 ottobre, “Melancholia” è un dramma più psicologico che apocalittico, che nasce da momenti bui e depressivi vissuti del regista danese.

Il rapporto tra due sorelle, Justine (Kirsten Dunst) e Claire (Charlotte Gainsbourg) mentre il pianeta interstellare Melancholia si avvicina pericolosamente alla terra. La pellicola è divisa in un prologo e due capitoli. Sulle note del “Preludio” di “Tristano e Isotta” immagini simboliche e surreali narrano sino alla fine un film che dobbiamo ancora vedere, in una modalità estetica già utilizzata in “Antichrist”. Il primo capitolo racconta la lenta caduta in depressione di Justine nel giorno del suo matrimonio, in un folle vortice di rapporti con i familiari, gli ospiti e lo sposo, e la strana influenza di una stella che brilla più delle altre. Il secondo capitolo mostra l’angoscia di Claire (e l’indifferenza di Justine) mentre il pianeta Melancholia è ormai prossimo alla terra con rischio di collisione.

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