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Una (triste) pagina di storia del cinema italo-americano

James (Ivano De Cristofaro) è partito dal sud Italia verso gli Stati Uniti quando era solo un ragazzino. Arrivato sano e salvo nella terra dei sogni (attraversare l’oceano Atlantico con un rimorchiatore è pur sempre un’impresa) comincia a lavorare nell’officina di Don Nicola (Tony Sperandeo). Ben presto però prende una brutta strada fatta di scazzottate, alcool e sfide all’ultimo sangue (a biliardo). Per fortuna viene in suo aiuto Frank (Franco Columbu), il Mastro Geppetto di “Little Italy”, che lo accoglie nella sua bottega e lo tratta come un figlio (offrendogli in dono anche sua figlia). James impara così a costruire burattini di legno e scopre che la vita può essere affrontata anche senza pugni. Anzi no! Il nostro eroe si ricorda di colpo che il suo grande sogno è diventare un pugile. Guarda caso Frank è a sua volta un ex-pugile e comincia ad allenare il suo pupillo…

Questa a grandi linee è la trama dell’opera prima di Sandro Ravagnani, “il film (come recita il trailer) che scriverà una pagina di storia del cinema italo-americano”. Dopo cinque minuti di proiezione ho iniziato a pensare “…ma è uno scherzo?!”. Il mio imbarazzo iniziale è scemato pian piano mentre la pellicola andava avanti, fino a rilassarmi completamente e ridere di gusto.

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