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Pupi avati ritorna al thriller

Una scala che scriocchiola, una bufera di neve, una notte buia e tempestosa, un delitto efferato e un mistero irrisolto…Così Pupi avati ritorna al thriller. Thriller che, come nella tradizione di un filone tipico degli anni ’40 ruota intorno ad una casa su cui aleggia un mistero (La scala a chiocciola, Rebecca o Jane Eyre). Su questo modello cinematografico Avati costruisce il suo film: ci porta nella provincia americana, in una situazione al limite del reale, dove tutti i personaggi hanno qualcosa da nascondere, ogni situazione sembra misteriosa, e la protagonista, che già da parte sua ha un passato non chiaro, ricostruisce con un incedere lento, un puzzle, dove i pezzi a volte si incastrano a volte si perdono…

Come già per “la casa dalle finestre che ridono” o “L’arcano incantatore” Avati la tira per le lunghe prima di arrivare, ad un momento di “azione”, e viene da chiedersi se il suo vero scopo non sia creare un sentimento di inquietudine, dei “piccoli brividi” nello spettatore, piuttosto che far crescere la suspance per un colpo di scena finale abbastanza prevedibile e rivelato da diversi “indizi” più o meno evidenti.

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Durante i lavori di ristrutturazione del cimitero di Viterbo, viene ritrovata una bara alla quale è legata un’urna perfettamente conservata. Il reperto verrà esaminato  al museo d’arte antica di Roma da Sarah Mandy (Asia Argento), dottoranda in restauro e archeologia, e da Giselle Mares (Coralina Cataldi Tassoni), vice-conservatrice. Ma l’apertura dell’urna risveglierà Mater Lacrimarum (Moran Atias), la Terza Madre, unica sopravvissuta delle Tre Madri…

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